Racconto escursione Passo della Manina e Monte Sansa
La facile salita al passo della Manina... ok, falsa partenza.
L'escursione era prevista per l'inverno scorso, anche in solitaria durante la settimana se la mancanza di attività montana fosse diventata difficile da sopportare. Passo della Manina da Nona, frazione di Vilminore di Scalve, lungo la via dei Minatori... un facile percorso lungo la forestale che, dolcemente, saliva verso Case Rosse (privato) tra le ex baracche dei minatori. Una salita agevole da fare con le ciaspole e, a maggior ragione, con gli scarponcini in una mattinata fresca ma assolata.
Già... se non fosse che un bel sentierino piccino piccino si staccava di netto dalla comoda strada e saliva nel bosco, in modo alquanto repentino, con direzione Passo Manina e altro ancora, non ho letto bene devo ammettere: direzione in salita, indicazione certa... la scelta è stata immediata.
Ci siamo quindi inerpicati nel bosco, sul sentiero soffice e in alcuni punti maltenuto, fino a che siamo sbucati oltre gli alberi, sui contrafforti montuosi che guardavano direttamente la nostra destinazione, almeno la prima.
Dominando la facile strada sottostante, salutando chi ci salutava sbracciandosi dalle Case Rosse (sul momento m'era sembrato che ci volesse avvisare di un pericolo, invisibile al momento) abbiamo proseguito verso il passo e la sua curiosa chiesetta.
La chiesetta sorge esattamente sullo stretto passo: un'ingresso sulla Val di Scalve (BS), l'altro sulla Valbondione (BG). Due province, due valli e quindi due altari: chiesetta senza abside, essendo chiusa non abbiamo potuto visitare questo particolare edificio nato da un compromesso che soddisfacesse le naturali ambizioni dei valligiani di differente provincia.
Le Orobie erano davanti a noi e i segnavia indicavano luoghi noti, molto molto lontani. Solo il simpatico, nel nome sicuramente, rifugio Mirtillo era lì a portata di mano, ma dalla parte sbagliata circa il nostro programma: Sansa, Monte Sansa era la destinazione finale e poi un largo giro per rientrare al parcheggio.
Fino a quel momento solo chi ci aveva salutato dalle Case Rosse condivideva quel settore montano... ah, già, tre persone erano scese da un crinale oltre il passo: potevamo assaporare quell'escursione come tutta nostra.
La pausa avrebbe anche potuto essere più lunga, ma nuvole grigie s'erano staccate dalle lontane montagne orobiche e stavano veleggiando verso la cima del Sansa: francamente nessuno aveva voglia di rinunciare, di giocare la carta della prudenza e di rimanere lì ad attendere gli eventi, per cui siamo partiti per la meta finale.
La Val di Scalve, mentre eravamo sul crinale, sentendosi sopraffatta dalle nubi orobiche, lanciò le proprie truppe nuvolose. Le fece salire dalla valle, accarezzando il fianco scosceso erboso... diafane ma insistenti. In breve la cima venne inghiottita e risputata comparendo e sparendo continuamente, la croce di vetta il vertice da raggiungere.
La giornata era stata assolata, il gruppo numeroso gioioso in perfetta sintonia, nelle nubi le voci un pò s'erano smarrite ma non la determinazione della salita.
Quando le nuvole salgono o scendono a coprire il cammino, a seconda della stagione le emozioni differiscono: in estate preoccupano per il possibile repentino cambio di condizioni metereologiche, in autunno fanno malinconia... segno che l'estate volge al termine e tutto quanto non fatto, le persone non incontrate, le uscite rimandate pesano nella memoria e vanno ad aggiungersi al lungo elenco del "farò un'altra volta".
La croce che s'era seguita non era quella del Monte Sansa, ma di un altro, antipasto montano anch'esso gravato dalla croce di vetta.
Nelle nubi che vorticavano ad aprire finestre da cui osservare la verde bellezza delle Orobie, abbiamo allentato la tensione della salita su quella bellissima cresta fatta di brevi, ma continue, salite.
La pausa meritata è comunque breve: adesso si può giocare la carta della prudenza, ormai che l'obbiettivo è stato raggiunto.
Si scende per il lungo giro, seguendo le poche indicazioni, inventandone di proprie, intuendo la direzione: è una discesa perlopiù erbosa, terra di pascoli e di malghe, ma finché non giungiamo ad un bivio con una bella serie di cartelli non ci fermiamo. Divenuta ben chiara la direzione, tornata la strada forestale per accedere in auto alle varie malghe, il cammino diventa leggero e c'è tempo per chiacchierare del poi, delle future escursioni, di inventarsi occasioni o motivazioni.
Le nostre escursioni non terminano, anelli di una passione che non giunge mai alla fine.
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