Foto escursione Finestra del Grondilice
Ma che belle che sono le Alpi Apuane!
Ne avevamo già avuto un'assaggio qualche mese fa, in occasione della ferrata alla Foce Siggioli (ferrata Tordini-Galligani) ed anche quella volta la partenza non era stata delle migliori.
Arrivare al parcheggio è sempre un'impresa mai rettilinea: le piccole strade s'avvitano sulle montagne aggirando... aggirando tutto quello che si poteva aggirare con stradine che in città sarebbero sensi unici ma qui sono strade provinciali che collegano comunità di persone.
Il rifugio Val Serenaia, nell'omonima valle, era ancora in ombra e quindi non ci siamo persi in chiacchiere e siamo partiti alla volta della prima tappa: rifugio Orto di Donna. Già mettendoci gli scarponi avevamo dimenticato tutto il caldo di questa lunga estate e chi, ottimisti, aveva accorciato i pantaloni facendoli diventare pantaloncini si stava chiedendo dove aveva riposto i pezzi mancanti.
Un bell'asfalto ci conduceva avanti, la partenza davvero semplice.
Mancato il primo segnale, forse perchè volevamo salire molto velocemente verso il pendio assolato sopra di noi, si ritorna indietro e qui cominciamo subito a "cavalcare" il sentiero "imbizzarrito" che ci avrebbe portato a vedere il mare dalla Finestra del Grondilice.
Già, perchè tutta la giornata sarebbe stata un ritmo sincopato, un'alternanza di ritmi e di difficoltà che ci hanno tenuti desti e mai distratti. Dalla pianura asfaltata ci siamo arrampicati su una placca fortemente inclinata e molto scanalata, per poi giungere in un'alveo ghiaioso dove, testo alla mano, avremmo dovuto "attraversare il prato fino a giungere all'imbocco del sentiero".
Ecco il prato.
Entrato nel bosco, scavalcato diversi tronchi caduti a terra, ecco il sentiero ben visibile arrivare chissà da dove: iniziamo a cavalcarlo.
Per tutta la durata della salita sarà sempre così: largo che induce a chiacchierare e subito pronto a inerpicarsi tra spalti rocciosi nascosti nel bosco avvolti da muschi, per poi tornare a sparire tra gli alberi... ecco, il segno è proprio lì avanti ma non nella direzione che sembrava logica ma dall'altra parte. Si chiacchiera, ma senza quasi guardarsi in viso, almeno io che sono davanti e spesso vengo telecomandato da dietro per farmi curvare nella direzione corretta (i miei abili timonieri!).
Le placche dell'inizio tornano spesso a presentarsi e sono sempre ricche di fessure e molto ruvide, procediamo spediti, anche perché vogliamo il sole!
Al rifugio Orto di Donna facciamo una piccola pausa: qualcuno decide di fermarsi, per cui noi non perdiamo troppo tempo e ci dirigiamo alla Finestra del Grondilice... che ci sta già guardando, ma noi non lo sappiamo.
Ritroviamo la stessa andatura sincopata... sempre più sincopata... e ben presto passiamo sotto una cresta rocciosa: non è molto alta e sono stato tentato di effettuare una deviazione perchè dietro sentivo... sapevo... che ci sarebbe stata la costa tirrenica.
Ma il sentiero, dopo una pietrata, s'era diretto chiaramente in salita, verso un monte pasticciato, fatto ci guglie e anfratti e senza un croce alla sua sommità: il Grondilice forse?
Ed ecco la Finestra.
Da questa splendida apertura abbiamo visto la costa tirrenica, Marina di Massa ai nostri piedi... Bocca di Magra all'estrema destra e poi la Liguria arcuarsi con i suoi abbracci costieri a molti tanto cari.
In mezzo alla Finestra quella che m'era parsa la "Sacra di San Michele Apuano", un'opera marmorea destinata ad essere erosa non dalle intemperie ma dall'uomo, che miete un prodotto del suo territorio che non si rigenera, ma sparisce per sempre.
... e saliamo sul Grondilice.
La via non è proprio segnata... cioè, è segnata più volte e spesso in modo contradittorio. Neppure l'arrivo è così chiaro e quindi si sale un pò sulla roccia ferma, ma non sempre, seguendo bolli rossi e alle volte brevi cenge che non portano a nulla se non a nuove decisioni. Il monte non è molto alto dalla Finestra, per cui ci si avventura un pò qua e un pò là tra un bollone rosso e una fessura che sembra sicura sentendo che l'arrivo è vicino e quindi... si osa serenamente
Se il sentiero era una sincope, questo è un rompicapo.
Da lassù, fuori dalla fessura tra le pareti della finestra la costa è una linea precisa, inequivocabile.
E il Grondilice?
Una targa, messa quasi per chi continuava a chiedere dove fosse la cima... che cima non era ma pianoro: toh, il Grondilice è qui!
Da una parte il mare, dall'altra l'entroterra con il rifugio Orto di Donna sotto di noi.
Qualche volta i miei amici li porto a vedere il mare, non solo le montagne.
La discesa non è difficile, le cenge sono lì sotto: bisogna solo arrivarci. La giornata è quasi giunta a metà percorso, lassù nel cielo, e molti stanno iniziando la salita: uniamo il loro percorso con quello da noi immaginato e... dopo un'imbarazzante indecisione... raggiungiamo gli amici lasciati alla Finestra a godersi il sole.
Il gruppo ristretto... e stretto alla Finestra per non cadere giù
Ridiscendiamo, un pò con dispiacere: si vede, vero?
Dopo la pausa torta al rifugio, ritorniamo sui nostri passi... no: compiamo un bel giro sull'altro versante della Val Serenaia, un tragitto ben più selvaggio e appagante (per qualcuno più faticoso del previsto). Si inizia passando a fianco di un pretenzioso Bivacco K2 nel fitto bosco a poca distanza dal rifugio Orto: ci entriamo e rimaniamo affumicati dal forte odore di legna bruciata... chissà da quanto, visto le condizioni generali dell'interno.
No, questo bivacco non è per nulla invitante.
Invitante invece è il percorso, da cui vediamo quanto fatto all'andata e possiamo ammirare... sempre tra un sentiero boschivo, una cengia erbosa e placche, tante placche rocciose che spezzano il ritmo della passeggiata... la cresta di montagne che chiudono l'accesso al mare da questa valle, montagne non impervie che hanno spinto a immaginare una via di comunicazione tanto ingegnosa quanto innovativa: la Via Vandelli.
Già, in fondo questa escursione, nonostante il dislivello e quindi la fatica, ha il sapore della passeggiata: sarà perchè abbiamo visto il mare e ci siamo sentiti lontani dalle nostre montagne del nord, ma siamo allegri... questa volta siamo in gita.
Nonostante la Val Serenaia sia stata definita "selvaggia", selvaggia non è: i boschi sono ariosi e le montagne, di granito grigio, non appaiono ostili o isolate. Dalla cima del Grondilice abbiamo visto una splendida cresta, la cresta del Gernerone, correre sinuosa fino al Pizzo d'Uccello... altra vetta di questi Appennini che sembrano Alpi tutti da approfondire.
Come mio solito osservo le montagne alla ricerca dei Giganti Guardiani nascosti tra esse, ma non ne trovo. Trovo invece, per la prima volta, alcuni loro manufatti: libri in pietra abbandonati con cui avranno trascorso il loro tempo infinito prima di recarsi altrove, disturbati dal nostro transitare. Ne scorgo diversi, ma non li posso portar via per la mia collezione... che sta diventando sempre più monumentale, ma non certo con tomi così!
La giornata termina e siamo un pò affaticati, almeno io che avevo perduto il ritmo escursionistico per impegni personali: ma tutto passa... e gli amici restano.
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